mercoledì 13 gennaio 2016

Newsletter num. 1
contributo di P. Colombi

Ho partecipato per la prima volta al Comitato di Redazione della rivista "Dirigenti Industria".
Erano presenti per la struttura Sala, Canuti, Tiraboschi e Bitetti e per il consiglio Ambrogi, Del Vecchio, Menapace (V.P.) , Pansa Cedronio, Giambone, Villani (V.P. in teleconferenza da Roma), Aldeghi e Colombi.
Dopo i ringraziamenti Ambrogi ha richiesto una breve presentazione a ciascuno di noi. Tra i “nuovi” si è presentato il collega Aldeghi, dirigente dal 1991, giunto all’Enel nel 2002 da Camuzzi gas, fiscalista. Per quanto riguarda lo scrivente, ho precisato che, giunto “per sbaglio” al CdR, avrei comunque assicurato tutto il mio impegno.
La V.P. Menapace ha subito posto un quesito interessante: da dove arrivano gli articoli, chi  sceglie i temi, chi decide la pubblicazione? Perché i nomi di alcuni autori sono così ripetitivi, visto che la rivista poi non è che accontenti tutti?
Sono giunte risposte da Ambrogi, l’articolazione degli spazi è per temi fissi e spazi  liberi, con un piano di focus mensili. Del Vecchio (Resp. Comunicazione di Aldai e vero dominus della situazione) ha spiegato che questa è l’impostazione tradizionale adottata dal compianto (e  da lui commemorato degnamente) Zeme, suffragata da un’indagine sviluppata un paio di anni fa, e con un piano editoriale annuale e non mensile. Sul piano 2016, stante il ritardo nell’insediamento del nuovo CdR, siamo ancora all’inizio.
Villani ha richiamato il piano di comunicazione e sviluppo associativo, ha parlato dell’ambizione di fare della rivista un punto di riferimento nazionale, e ha proposto di portare tra i temi prioritari “le best practices delle RSA”. Il fatto di essere il V.P. dei “dirigenti in servizio” sembra orientarlo verso tematiche sindacali, ancorchè a lui poco note, e questo appare positivo.
A quel punto è intervenuto lo scrivente Colombi per dire come già in passato si fosse lamentato del livello autocelebrativo ed istituzionale di una rivista fatta di “salamelecchi e brodini”, e della debolezza e ripetitività dei fondi mensili.  All’inizio dell’intervento aveva esordito leggendo una breve mail di un collega (tra noi possiamo dire che si trattava del nostro Dario), che rilevava come nel 2015 su 230 articoli non più di 11 (undici) avessero attinenza con temi “sindacali” in senso lato. Ed aveva aggiunto come su temi essenziali (contratto) la rivista fosse stata assente. Dopo aver rilevato che anche argomenti interessanti come quello pensionistico possono essere danneggiati dallla mancanza di sintesi (Dentato sullo scorso numero), ha poi preannunciato un contributo già per febbraio della collega Biti. (Titolo: “Sindacato: non è una brutta parola”)
Del Vecchio ha poi precisato di non ricordare, in particolare sul sindacale, casi di articoli respinti, ed ha commentato come in termini di proattività la funzione del CdR fosse essenziale. Ha aggiunto che in passato mai erano stati censurati articoli, o “modificata una sola parola”, se non a fronte di rischi legali  per il direttore responsabile (A volte la memoria umana è inesorabilmente corta).
Si registra in particolare una sua frase “Non possiamo dare l’immagine di dopolavoro ferroviario!” che riporto a futura memoria di tutti noi.
Tra gli argomenti per i prossimi numeri chi scrive ha proposto una possibile intervista con un collega ex top manager, da confermare, sul tema appalti pubblici e ruolo del dirigente.
Villani ha poi ripreso il tema RSA chiedendo loro interventi specifici sugli accordi in corso : Ambrogi ha commentato di aver chiesto a Gronda un intervento ed è poi intervenuto Aldeghi per menzionare il cambio di politica di Enel, passato con una conversione di 180 gradi dalla “quadrizzazione” dei dirigenti a quella di accompagnamento degli anziani verso la pensione (fino a quattro anni di anticipo), credo in analogia con quanto negoziato in Telecom, ma forse anche in IBM e Manuela potrà essere più precisa, e con circa 250 nuove nomine dirigenziali (il 30% della forza totale). Si è detto disponibile a chiedere un possibile intervento di Coordenel sul tema. Da parte dello scrivente si è fatto espresso riferimento alla necessaria attenzione nel trattare questi temi, date le implicazioni sulla volontarietà o meno delle uscite: di certo si tratta di questioni problematiche sulle quali la cosa più dannosa è il silenzio.
La proposta di Del Vecchio di modificare il focus di Marzo per dedicarlo alle RSA si è scontrata con tempi tecnici insufficienti, per cui in quel mese ci si dedicherà al “Welfare” inteso come descrizione di quanto sta avvenendo in  Fasi ed altri enti bilaterali.
Menapace è poi tornata sul tema “Chi legge ed approva gli articoli?” La risposta (vaga e in una certa naturale misura ambigua) di Del Vecchio è stata che se ne occupano, oltre all’autore, “i referenti” che vengono indicati, almeno a livello di modulo redazionale, e che sarebbero stati definiti nei precedenti CdR.
Tanta vaghezza alla fine non nasconde il fatto oggettivo che la linea politica è quella del Coordinatore (cioè sempre FDV), stante la scarsa predisposizione di altri più alti responsabili ad assumere direttamente questa funzione.
In particolare poi FDV ha ricordato di aver chiesto a De Stefani (presidente della commissione responsabile della ricreazione) di verificare il peso degli articoli, a fronte di un contributo in arrivo di Sacchetti di tre pagine sui viaggi. Poiché quel nome richiama in tutti noi l’agghiacciante tema del “golf”, almeno questa sofferenza ci sarebbe stata per il momento risparmiata.
La scarna cronaca dei fatti finisce qui: il tema della rivista rimane essenziale nel nostro futuro, anche perché il messaggio squilibrato, trombonesco e vuoto che la rivista attualmente veicola credo che contribuisca non poco alla nostra caduta di credibilità.
Aggiungo soltanto che nel corso della discussione è giunto uno strano messaggio sulla “città metropolitana” e sull’opportunità di incontrare i candidati alle primarie per le prossime elezioni milanesi. Fuori di metafora,  sembra configurarsi un allineamento di certe consorterie con certi candidati “ecumenici”, e soprattutto governativi,  che sembra scatenare l’agitazione dei nostri colleghi più collegati al sottobosco politico. Ho fatto presente l’obbligo della assoluta imparzialità di Aldai su queste tematiche, ma tutti dobbiamo tenere non due ma quattro occhi aperti.
Se mi fate avere le vostre critiche e suggerimenti per il prossimo CdR ve ne sarò grato.
Testo del comunicato stampa Federmanager - ENEL
fornito da P. Colombi

FEDERMANAGER INCONTRA IL VERTICE ENEL: DIGITALE E RICONVERSIONE INDUSTRIALE SONO LA PRIORITA’


Roma, 13 gennaio 2015 – Si consolida il positivo rapporto tra Federmanager e Enel grazie all’incontro di ieri che ha messo al centro il futuro dei dirigenti del Gruppo, vera spina dorsale per i prossimi investimenti Enel in alcuni settori decisivi per il rilancio economico del Paese tra cui reti, digitale e riconversione delle infrastrutture esistenti. Al colloquio tra Stefano Cuzzilla, presidente della Federazione dei manager industriali e Francesco Starace, amministratore delegato dell’azienda dell’energia, hanno partecipato anche Francesca Di Carlo, responsabile HR del Gruppo, Carlo Tamburi AD di Enel Italia e Bernardo Quaranta responsabile HR Enel Italia. «Federmanager intende concretamente supportare il progetto di riposizionamento strategico e organizzativo che il Gruppo sta portando avanti insieme al proprio management», ha dichiarato Cuzzilla a margine dell’incontro, promosso da Cordenel, il coordinamento delle rappresentanze sindacali aziendali dei dirigenti, e da Federmanager Roma presente con il Presidente Giacomo Gargano. «Il vertice Enel sta dimostrando una grande volontà di innovare e un esercizio di leadership positiva, capace di valorizzare quelle competenze manageriali e professionalità interne indispensabili per modernizzare la politica industriale nazionale del Gruppo e per svolgere un ruolo di primo piano tra i player internazionali del settore», ha aggiunto il Presidente Federmanager. Piena condivisione, dunque, al piano di investimenti che Starace ha dichiarato di essere pronto a mettere in campo sia per la digitalizzazione delle reti, sia per il cablaggio della fibra ottica, sia infine per procedere alla riconversione delle centrali a gas ormai obsolete. «Riconosciamo inoltre ampia convergenza in tema di welfare per la dirigenza, a partire dall’assistenza sanitaria integrativa e dalla previdenza privata complementare a quella INPS», ha commentato Cuzzilla. «Enel sta dimostrando che la competitività del Gruppo si costruisce privilegiando politiche lungimiranti adottate in favore di giovani e meno giovani. Un modello vincente che Federmanager non può che sostenere». «Il recente accordo firmato per la flessibilità in uscita dei dirigenti (art. 4 legge 92/2012) rappresenta un concreto esempio e un benchmark di questa lungimiranza», ha commentato Sandro Neri, coordinatore Cordenel, presente all’incontro.

martedì 1 dicembre 2015

Seconda giornata di Aldai su “Dirigenti, Contratto, Licenziamento” 30 Novembre 2015

Sintesi degli interventi (grazie a Colombi per la sintesi dei contenuti).

Il secondo lunedì dedicato ai temi del contratto di lavoro ha visto incentrata la prosecuzione delle discussioni  sullo “svolgimento del contratto”, ovvero sul dispiegarsi delle nuove condizioni indotte dal jobs act e dal rinnovo del CCNL Dirigenti.

Nel ruolo di moderatore era ancora l’avv. Salvatore Trifirò  (senior), con relatori Stefano Trifirò (junior)  e Stefano Bartalotta.
Dopo una breve introduzione del V.P. Aldai e relativo video,  il moderatore  Trifirò  senior ha ricordato come le relazioni tra associazioni sindacali di categoria e parte datoriale sono caratterizzate da un rapporto di forza a cui non sfuggono nemmeno i dirigenti, e che le regole dei contratti nascono così.
L’ultimo contratto per di più, scontando  le “tutele decrescenti” che derivano dal jobs act, dà origine ad una nuova epoca, ma ancora troverà forza applicativa solo attraverso il sostegno convinto della categoria.
La figura del dirigente si è trasformata da “alter ego” dell’imprenditore, come si diceva in passato, in figura individuale priva di caratteristiche unitarie, a seconda della collocazione nelle imprese piccole o grandi.
Evidentemente l’approccio del moderatore Trifirò non può che essere giuridico, per cui egli  si è poi domandato se il nuovo contratto debba dispiegare i suoi effetti (negativi) a chi godeva della precedente giurisdizione, per esempio con riferimento al preavviso, auspicando che la magistratura riconosca la peculiarità del dirigente. Ma egli stesso non è apparso particolarmente ottimista sul tema.

Trifirò junior si è poi soffermato sull’art. 2103 (jus variandi  e disciplina delle mansioni) che è stato recentemente trasformato. Nella nuova formulazione è diventata più difficile la sanzione ed il risarcimento del demansionamento: il nuovo art. 2103 supera la tematica delle “mansioni equivalenti” e permette un più vasto riutilizzo in mansioni diverse: in compenso viene introdotto un obbligo di formazione.
Secondo il relatore questo pone grossi problemi al lavoro dirigenziale.
Il secondo comma del nuovo 2103 infatti ammette anche per il dirigente l’utilizzo in mansioni inferiori  (a parità di retribuzione e col mantenimento della qualifica dirigenziale) in caso di “modifica degli assetti organizzativi”.  (Lo scrivente ha potuto già riscontrare almeno un caso del genere, nel quale argomento convincente per indurre il dirigente ad accettare la nuova situazione era la presenza in alternativa di una lettera di licenziamento, ritirata all’atto di accettazione del demansionamento.)
Il quarto comma del nuovo 2103 prevede poi accordi individuali “in sede protetta”(con assistenza sindacale) per demansionamento addirittura con riduzione della retribuzione.
Sulla possibilità del dirigente di opporsi a tutto ciò, il relatore è apparso dubbioso, anche se si è sforzato di trovare per il dirigente una via di uscita “onorevole” nell’applicazione dell’art. 16 CCNL che dà la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro entro 60 gg con riconoscimento dell’indennità sostitutiva  di preavviso (6 – 12 mesi).

Bartolotta è poi intervenuto sulla professionalità del dirigente, definita un “bene giuridico patrimoniale”, ovvero il complesso di competenze, esperienze, relazioni che il lavoratore utilizza nello svolgimento delle sue mansioni. Prima della riforma, l’art.13 poteva tutelare questo bene, oggi invece la tutela viene limitata alla sottrazione totale delle mansioni  (Mobbing) mentre viene meno la tutela dell’esperienza professionale e la protezione del complesso di relazioni individuali maturate nel lavoro. Non c’è più sanzione.
Anche qui un qualche aiuto lo dà l’art. 16 CCNL che permette al dirigente… di andarsene in tronco.
Bartolotta si è poi soffermato sulla disciplina delle ferie, giungendo alla conclusione che è bene che il dirigente non le accumuli perché alla risoluzione del rapporto potrebbero non essere riconosciute.
Ci si è poi soffermati sui controlli oggi ammessi in connessione con l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione: la situazione è evoluta verso più ampie possibilità delle aziende di utilizzare in modo lecito “controlli difensivi” a tutela del patrimonio aziendale nelle sue varie forme. Ma si è anche detto che in giurisprudenza è stata accettato non solo il controllo della posta elettronica, il rilevamento della posizione (GPS), ma anche l’utilizzo di falsi profili Facebook per indurre il dipendente a dare evidenza dei propri comportamenti scorretti.

Bartolotta ha chiarito come il jobs act abbia configurato l’abbassamento dei livelli di tutela, seguito in questo con tempestività assoluta dal rinnovo del CCNL Dirigenti.
Considerando che nelle risoluzioni di rapporto  l’applicazione del Collegio arbitrale a partire dagli anni ’90 è caduta sempre più in disuso, ancora una volta è stato suggerito l’uso di clausole “paracadute” negoziate in entrata  (Come se questo non fosse improponibile in pratica nella maggioranza dei casi. NdR).
Per  i nuovi contratti di lavoro autonomo la presunzione di subordinazione scatta solo nel caso che siano determinati  luogo di lavoro ed obblighi di tempo, per cui la conclusione è che le attività di consulenza rimangono possibili, ma a fronte di testi contrattuali adeguati e possibilmente “certificati”.
Anche qui forse è da scontare il prevalere di una visione intesa a massimizzare la funzione legale.

Nelle domande finali, ancora una volta il collega Losito (ex pres. Federmanager) si è soffermato da un lato sull’impossibilità di un uso esteso delle “norme paracadute” e dall’altro sul fatto che, dopo la dirompente disdetta da parte di Confindustria,  definito come un azzardo che sarebbe stato opportuno contrastare con maggiore convinzione, l’affrettato rinnovo contrattuale  per la prima volta “toglie” alla categoria.
Ma, ha rilevato Losito, il contratto nazionale  rimane uno strumento da difendere, stante la difficoltà, se non la impraticabilità, di soluzioni individuali.
Su questo Bartalotta ha convenuto:  “Tenetevelo stretto…” Si è però poi detto poco convinto che  possano essere contrastate le  “condizioni di peggior favore” che, almeno per il preavviso, esso ha previsto rispetto al jobs act . (Due mesi di indennità rispetto a quattro per le minori anzianità).

A conclusione dei lavori lo scrivente sintetizza così il senso “sindacale” delle due giornate:

-          Il contratto nazionale dei dirigenti rimane lo strumento essenziale di individuazione e difesa della categoria
-          Il jobs act ha gettato il mondo del lavoro nella sua interezza in un mare aperto tempestoso, dal quale non si vedono terre di approdo
-          Il dirigente vive questa situazione  in modo ancor più pesante per la crisi di figura e ruolo che i nuovi tempi hanno generato e per l’affrettato rinnovo, che ha indotto ulteriori pesanti condizionamenti
-          Tutti i legali intervenuti si sono soffermati sull’esigenza della categoria  di mantenere un adeguato rapporto di forza negoziale e sul valore del contratto nazionale

-          O il sindacato nazionale dei dirigenti, facendosi carico della complessità della situazione,  si sforza di cambiare in fretta le condizioni al contorno e di rinegoziare nel medio periodo  le principali clausole contrattuali  della categoria, o probabilmente la condizione dirigenziale è destinata alla sparizione.

martedì 24 novembre 2015

Cari Colleghi,

abbiamo creato questo blog per condividere riflessioni, commenti creare una community, fare network, sulle tematiche delle RSA e su quelle dei dirigenti in servizio.

Ci farebbe piacere che ciascuno di voi si esprimesse su temi quali:

  • Quale è il ruolo delle RSA?
  • Come sviluppare e formare le RSA?
  • Coniugare competenza e autorevolezza
  • Ruolo delle RSA come interlocutore verso l'azienda
  • Alzare il livello di interlocuzione
  • Essere propositivi

  • Chi è oggi il dirigente?
  • Come è tutelato dalle organizzazioni sindacali?
  • Ha senso essere iscritti al sindacato dei dirigenti industriali?
  • Ha senso essere dirigenti?
  • Come possiamo tutelare e supportare il dirigente?

Ci auguriamo che i commenti siano numerosi e ricchi di spunti.
Grazie!

Un saluto e buon lavoro.

Luca, Manuela, Paola, Pino, Renato G e Renato S

Prima giornata di Aldai su “Dirigenti, Contratto, Licenziamento” 23 Novembre 2015

Sintesi degli interventi (grazie a Colombi per la sintesi dei contenuti).

Va dato merito ad Aldai-organizzazione di aver costruito un evento di assoluto interesse, c’erano circa 200 colleghi.
Annalisa Sala nell’introduzione ha ricordato come nel rapporto di lavoro si richieda a tutti un livello di  consapevolezza di diritti e doveri che diventa ancora più complesso nel caso della dirigenza.
Nel contesto dei cambi epocali in corso,  il job act interviene ad incidere sull'intera vita lavorativa di tutti. Nel caso del rapporto dirigenziale, questo è stato sempre caratterizzato da una sua intrinseca fragilità per cui la “flessibilizzazione” indotta dal job act incide solo relativamente sulla situazione pregressa. 
E’ cambiato invece profondamente il contesto industriale nazionale, con la riduzione se non quasi-sparizione delle grandi aziende, e le nuove funzioni richieste dall’attuale “nanismo industriale” ad un numero crescente di dirigenti.
Si pone dunque il problema se non occorrerebbe un ripensamento serio del ruolo dirigenziale.

Sala ha poi introdotto l’avv. Salvatore Trifirò, con funzione di moderatore, ed i tre oratori Marco Paoletti (Studio Ichino Brugnatelli),  Marcello Giustiniani (Studio Erede Bonelli ) e Lorenzo Peretto di Aldai.

Trifirò ha aperto il panel richiamandosi al fatto che apparentemente “Legge e Giustizia uguali per tutti” devono valere anche  per i dirigenti, il che non sarebbe così consolidato.

Paoletti, concentrando il proprio contributo sulla conclusione del rapporto dirigenziale, ha richiamato le novità introdotte dal job act e dal recente rinnovo contrattuale.
Dell’art.18 dello statuto dei lavoratori ai dirigenti si applica solo la normativa relativa al “licenziamento discriminatorio”, mentre quanto definito nel job act sul licenziamento NON si applica ai dirigenti.
E’ stata invece la Comunità Europea a pretendere l’estensione anche ai dirigenti delle norme sul licenziamento collettivo, recepite con la legge 161/2014.
Per quanto attiene al recente rinnovo del CCNL (30/12/2014) è stato modificato sia il preavviso sia l’indennità supplementare, ridimensionandole. Vedremo oltre come, con qualche dettaglio.
Fin dal 2011 la Comunità Europea aveva preteso modifiche alla disciplina dei licenziamenti, rendendola più flessibile: detta esigenza è stata dapprima recepita dalla Legge Fornero e poi con il job act si è fissato il principio di tutele crescenti con l’anzianità di servizio, escludendo ogni possibilità di reintegro nei licenziamenti per motivi economici. E’ così crollato il principio (datato al 1970 Statuto dei lavoratori) che nel licenziamento servisse una giusta causa e/o una solida motivazione: la tutela rimasta è puramente risarcitoria. La possibilità di reintegrazione è caduta definitivamente.
Infatti oggi è diventato più facile licenziare perché, seppure permane in vigore l’esigenza di un giustificato motivo (non è cambiato l’art.2119), cambia la sanzione e diventa puramente indennitaria.
L‘evoluzione storica, in sintesi è:
  •  1942 licenziamento libero,
  • 1966 introduzione del giustificato motivo,
  • 1970 reintegrazione (art.18),
  •  2012 Legge Fornero che stabilisce l’indennità,
  • 2014 job act che restringe ulteriormente la tutela

Per quanto riguarda i dirigenti, il job act non si applica e vigono le condizioni fissate dall’ultimo rinnovo di CCNL, che sono peggiorative anche rispetto alla normativa Erga Omnes del 1948: si può dire quindi che la curva delle tutele dopo aver toccato il massimo nel periodo 70-90 ora sta precipitando verso il basso e configura un sistema di “tutele decrescenti”, visto che ormai si opina anche sulla “giustificatezza” di un licenziamento, quando anche una riorganizzazione diventa “giustificato motivo”.
Paoletti ha aggiunto che la tutela contrattuale tende ormai a zero e che non rimane altro che un labile ricorso al “licenziamento discriminatorio” di cui all’Art.18 S. Lav. Ma con un non facile problema di “prova” dell’avvenuta discriminazione.
Occorrerebbe che il dirigente si tutelasse per così dire “in entrata” negoziando le condizioni da accettare. Apparentemente l’oratore deve aver avuto rapporti di lavoro solo con manager talmente top da essere in grado di fare questo: il tutto appare di applicabilità nulla ad un giovane quadro in carriera cui venga proposta la dirigenza.
Su questo è reintervenuto il moderatore Trifirò che, dopo aver definito “punitivo” il nuovo contratto, ha reiterato l’opportunità di negoziare in ingresso “norme paracadute”.
NOTA: Come se questo fosse ragionevolmente possibile nel mondo reale di oggi…

Marcello Giustiniani si è soffermato sull’auspicabilità di una negoziazione transattiva ed ha chiarito la differenza tra il Licenziamento (Per cui è previsto il riconoscimento di Preavviso ed  eventuale Incentivo all’esodo) e la Risoluzione Consensuale, che prevede il solo Incentivo all’esodo. Con l’ulteriore precisazione che sul Preavviso sono previsti i contributi previdenziali, mentre l’incentivo ne è esente. Occorre pertanto uno studio attento degli impatti fiscali de3gli accordi transattivi.
Si è poi concentrato sul fatto che le clausole di rinuncia introdotte negli accordi non devono essere unilaterali, ma riflettere una negoziazione bilaterale.
Nel corso del suo intervento ha poi toccato i temi della “manleva”, disciplinata anche dal’art.15 del CCNL ed ha citato il “Patto di non concorrenza” come strumento economico da un lato e di protezione del know-how dall’altro.

Lorenzo Peretto ha spiegato le condizioni di applicabilità della NASPI (Nuova Assicurazione Sociale Per l’Impiego). Essa si applica solo ai licenziamenti avvenuti dopo il 1/5/2015, e in condizioni di involontarietà della risoluzione. Quindi essa non vale per risoluzioni consensuali.
Il suo importo è al massimo di 1300 Euro mensili per 24 mesi massimi, ma con riduzione del 3% al mese ogni mese dopo il quarto.
La Naspi produce anzianità contributiva ed è protetta dagli effetti negativi che teoricamente potrebbe indurre su pensionamenti “retributivi”, visto che il suo valore assoluto è molto basso per un dirigente.

Alla domanda specifica su quale potrebbe essere oggi l’incentivo per un giovane quadro alla promozione a dirigente (Fasi a parte), la risposta univoca di Paoletti e Trifirò è stata, inesorabilmente, che conviene rimanere quadro.

Su questo è intervenuta la Direttrice Aldai  Sala per chiarire che il rinnovo contrattuale così strutturato avrebbe lo scopo di favorire nuove nomine a costi più contenuti, e che questo è stato il motivo che avrebbe spinto a questo compromesso, considerando anche che nella situazione sociale attuale il dirigente viene vissuto come un privilegiato.

mercoledì 11 novembre 2015

CICLO DI INCONTRI SUL NUOVO CONTRATTO DI LAVORO

Segnaliamo due interessanti incontri organizzati da ALDAI, che si terranno all'Hotel CAVALIERI, Piazza Missori 1 il 23 e 30 Novembre p.v.


Lunedì 23 novembre 2015 dalle ore 17,30 alle ore 19,30

presso Hotel CAVALIERI, Piazza Missori 1
IL DIRIGENTE E IL SUO CONTRATTO DI LAVORO OGGI:
come cambia il rapporto dei manager alla luce delle nuove norme legislative
Agenda del primo incontro
CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
- Licenziamenti collettivi
- Licenziamenti individuali
- Patto di non concorrenza
- Accordi transattivi
- Naspi

Lunedì 30 novembre 2015 dalle ore 17,30 alle ore 19,30
presso Hotel CAVALIERI, Piazza Missori 1
si terrà il secondo dei due incontri del ciclo
IL DIRIGENTE E IL SUO CONTRATTO DI LAVORO OGGI
come cambia il rapporto di lavoro dei manager alla luce delle nuove norme legislative
Agenda dell'incontro:
SVOLGIMENTO DEL RAPPORTO DI LAVORO
- art. 2103 C.C. e art. 16 CCNL
- Ferie
- Controlli a distanza
- Negoziazione delle clausole di tutela
- Nuovi contratti di collaborazione

DATO IL GRANDE INTERESSE GLI INCONTRI SI TERRANNO ALL'HOTEL CAVALIERI, PERTANTO L'ACCESSO E' CONSENTITO A TUTTI GLI INTERESSATI