contributo di P. Colombi
Ho partecipato per la prima volta al Comitato di Redazione della rivista "Dirigenti Industria".
Erano presenti per la struttura Sala, Canuti, Tiraboschi e Bitetti e per il consiglio Ambrogi, Del Vecchio, Menapace (V.P.) , Pansa Cedronio, Giambone, Villani (V.P. in teleconferenza da Roma), Aldeghi e Colombi.
Dopo i ringraziamenti Ambrogi ha richiesto una breve presentazione a ciascuno di noi. Tra i “nuovi” si è presentato il collega Aldeghi, dirigente dal 1991, giunto all’Enel nel 2002 da Camuzzi gas, fiscalista. Per quanto riguarda lo scrivente, ho precisato che, giunto “per sbaglio” al CdR, avrei comunque assicurato tutto il mio impegno.
La V.P. Menapace ha subito posto un quesito interessante: da dove arrivano gli articoli, chi sceglie i temi, chi decide la pubblicazione? Perché i nomi di alcuni autori sono così ripetitivi, visto che la rivista poi non è che accontenti tutti?
Sono giunte risposte da Ambrogi, l’articolazione degli spazi è per temi fissi e spazi liberi, con un piano di focus mensili. Del Vecchio (Resp. Comunicazione di Aldai e vero dominus della situazione) ha spiegato che questa è l’impostazione tradizionale adottata dal compianto (e da lui commemorato degnamente) Zeme, suffragata da un’indagine sviluppata un paio di anni fa, e con un piano editoriale annuale e non mensile. Sul piano 2016, stante il ritardo nell’insediamento del nuovo CdR, siamo ancora all’inizio.
Villani ha richiamato il piano di comunicazione e sviluppo associativo, ha parlato dell’ambizione di fare della rivista un punto di riferimento nazionale, e ha proposto di portare tra i temi prioritari “le best practices delle RSA”. Il fatto di essere il V.P. dei “dirigenti in servizio” sembra orientarlo verso tematiche sindacali, ancorchè a lui poco note, e questo appare positivo.
A quel punto è intervenuto lo scrivente Colombi per dire come già in passato si fosse lamentato del livello autocelebrativo ed istituzionale di una rivista fatta di “salamelecchi e brodini”, e della debolezza e ripetitività dei fondi mensili. All’inizio dell’intervento aveva esordito leggendo una breve mail di un collega (tra noi possiamo dire che si trattava del nostro Dario), che rilevava come nel 2015 su 230 articoli non più di 11 (undici) avessero attinenza con temi “sindacali” in senso lato. Ed aveva aggiunto come su temi essenziali (contratto) la rivista fosse stata assente. Dopo aver rilevato che anche argomenti interessanti come quello pensionistico possono essere danneggiati dallla mancanza di sintesi (Dentato sullo scorso numero), ha poi preannunciato un contributo già per febbraio della collega Biti. (Titolo: “Sindacato: non è una brutta parola”)
Del Vecchio ha poi precisato di non ricordare, in particolare sul sindacale, casi di articoli respinti, ed ha commentato come in termini di proattività la funzione del CdR fosse essenziale. Ha aggiunto che in passato mai erano stati censurati articoli, o “modificata una sola parola”, se non a fronte di rischi legali per il direttore responsabile (A volte la memoria umana è inesorabilmente corta).
Si registra in particolare una sua frase “Non possiamo dare l’immagine di dopolavoro ferroviario!” che riporto a futura memoria di tutti noi.
Tra gli argomenti per i prossimi numeri chi scrive ha proposto una possibile intervista con un collega ex top manager, da confermare, sul tema appalti pubblici e ruolo del dirigente.
Villani ha poi ripreso il tema RSA chiedendo loro interventi specifici sugli accordi in corso : Ambrogi ha commentato di aver chiesto a Gronda un intervento ed è poi intervenuto Aldeghi per menzionare il cambio di politica di Enel, passato con una conversione di 180 gradi dalla “quadrizzazione” dei dirigenti a quella di accompagnamento degli anziani verso la pensione (fino a quattro anni di anticipo), credo in analogia con quanto negoziato in Telecom, ma forse anche in IBM e Manuela potrà essere più precisa, e con circa 250 nuove nomine dirigenziali (il 30% della forza totale). Si è detto disponibile a chiedere un possibile intervento di Coordenel sul tema. Da parte dello scrivente si è fatto espresso riferimento alla necessaria attenzione nel trattare questi temi, date le implicazioni sulla volontarietà o meno delle uscite: di certo si tratta di questioni problematiche sulle quali la cosa più dannosa è il silenzio.
La proposta di Del Vecchio di modificare il focus di Marzo per dedicarlo alle RSA si è scontrata con tempi tecnici insufficienti, per cui in quel mese ci si dedicherà al “Welfare” inteso come descrizione di quanto sta avvenendo in Fasi ed altri enti bilaterali.
Menapace è poi tornata sul tema “Chi legge ed approva gli articoli?” La risposta (vaga e in una certa naturale misura ambigua) di Del Vecchio è stata che se ne occupano, oltre all’autore, “i referenti” che vengono indicati, almeno a livello di modulo redazionale, e che sarebbero stati definiti nei precedenti CdR.
Tanta vaghezza alla fine non nasconde il fatto oggettivo che la linea politica è quella del Coordinatore (cioè sempre FDV), stante la scarsa predisposizione di altri più alti responsabili ad assumere direttamente questa funzione.
In particolare poi FDV ha ricordato di aver chiesto a De Stefani (presidente della commissione responsabile della ricreazione) di verificare il peso degli articoli, a fronte di un contributo in arrivo di Sacchetti di tre pagine sui viaggi. Poiché quel nome richiama in tutti noi l’agghiacciante tema del “golf”, almeno questa sofferenza ci sarebbe stata per il momento risparmiata.
La scarna cronaca dei fatti finisce qui: il tema della rivista rimane essenziale nel nostro futuro, anche perché il messaggio squilibrato, trombonesco e vuoto che la rivista attualmente veicola credo che contribuisca non poco alla nostra caduta di credibilità.
Aggiungo soltanto che nel corso della discussione è giunto uno strano messaggio sulla “città metropolitana” e sull’opportunità di incontrare i candidati alle primarie per le prossime elezioni milanesi. Fuori di metafora, sembra configurarsi un allineamento di certe consorterie con certi candidati “ecumenici”, e soprattutto governativi, che sembra scatenare l’agitazione dei nostri colleghi più collegati al sottobosco politico. Ho fatto presente l’obbligo della assoluta imparzialità di Aldai su queste tematiche, ma tutti dobbiamo tenere non due ma quattro occhi aperti.
Se mi fate avere le vostre critiche e suggerimenti per il prossimo CdR ve ne sarò grato.